C’era una volta… il Tergola.


La Padania era, e forse lo é ancora, una delle pianure piú fertili al mondo.
Situata in una posizione privilegiata, con la catena alpina, che oltre a offrire riparo dai venti freddi, “nutre” la pianura con le sue acque piene di minerali, sostanze nutritive e semi.
Le acque delle alpi vengono trasportate verso la pianura da innumerevoli ruscelli, fossi e fiumi che come un sistema sanguigno si diramano in tutta la pianura.
Le piogge e le acque dei corsi d’acqua alimentano anche il sistema acquifero delle falde. Invisibili vene d’acqua sotterranee che costituiscono la vera riserva vitale della terra.

Cambiamenti lenti

Tornando al mio paese nativo una volta all’anno circa, vedo dei cambiamenti sottili che forse per l’effetto dell’abitudine non saltano all’acchio ad una parte dei residenti.
Focalizziamo sul lembo di terra dove sono cresciuto: pianura Veneta, alta Padovana, san Giorgio delle Pertiche, contrada Guizze, corso del fiume Tergola. Ecco, il fiume Tergola scorre in un lembo di campagna ancora relativamente poco abitata e a tratti ancora attraente dal punto di vista paesaggistico e naturalistico.
il Tergola é un fiume di risorgiva lungo 43 km che nasce nella palude di Onara, vicino Cittadella e sfocia nel naviglio del Brenta presso il paese di Stra.

Presso Via Punara, campi di mais, una riva di alberi quá e lá e il Tergola. Nonostande il degrado resta una campagna attraente.

Acque alte e limpide e argini alberati, il fiume alle sue sorgenti di Onara. Prima delle bonifiche  doveva essere questo il paesaggio lungo tutto il tratto del Tergola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo fiume, che mi ha insegnato a nuotare, a riconoscere i pesci e mi ha accompagnato per lunghe camminate lungo i suoi argini, e’… cambiato. Le sue acque sono ancora abbastanza limpide, ci sono ancora pesci, persino uccelli aquatici come l’airone cenerino, la garzetta e il tarabusino per esempio, ma il fiume si sta abbassando, e non di poco.
Nella mie memorie di gioventú mi ricordo che, e anche senza l’aiuto di piogge abbondanti, allungando il braccio si poteva quasi toccare l’acqua dall’argine. quando la mia famiglia teneva le anitre, alla sera tornavano a casa e potevano agevolmente salire l’argine e entrare nel pollaio.
Ora, per toccare l’acqua si deve andare giú per una specie di scarpata profonda 2/3 metri. Se si avessero anitre oggi, per farle tornare ci vorrebbe l’ascensore!
Anno dopo anno il tergola si é abbassato notevolmente, e ogni anno che torno sempre di piú. E allora? dirá qualcuno…cossi vien manco brentane!

 

Foto estiva del fiume Tergola, circa 40 anni fá.

Primavera 2017, sullo stesso tratto il Tergola dopo un forte acquazzone. Dopo, con la stagione estiva il livello si abbasserá notevolmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inaridimento

L’abbassamento del letto del Tergola é emblematico di quello che sta succedendo in tutta la pianura. “Falde ai minimi storici degli ultimi 20 anni” comunicato stampa del 4 aprile 2017 della regione Veneto.
Le falde acquifere, queste riserve di acqua fresca e pura (se non sono inquinate..) alimentate dalle piogge e dalle acque di superfice di fiumi e fossi, si stanno abbassando drammaticamente. Le conseguenze per la terra possono avere risvolti molto pesanti. In primo luogo per l’agricoltura, perché con le estati secche e calde senza acqua  diventerá sempre piú difficile fare raccolto. L’effetto refrigerante delle acque sará sempre minore, con estati sempre piú torride.
Probabilmente questo non succederá a corto termine, ci vorranno ancora anni di prelievo d’acqua indiscriminato, di canalizzazioni e cementificazioni, ma di questo passo, se non vengono prese misure adeguate, si arriverá al prosciugamento di una parte delle falde, e non c’e da chiedersi se, ma quando succederá.

Cause

Come si sá, la Padania era un tempo molto lontano un’immensa foresta, solcata da fiumi e resa umida da paludi e aquitrini. La preoccupazione maggiore dei primi agricoltori era quella di conquistare terreno da coltivare e prosciugare le paludi. Quindi si é cominciato ad abbattere alberi e a canalizzare le terre per far defluire in modo efficiente le acque.
Gli strumenti a disposizione dei primi contadini erano alquanto limitati, cosicché il disboscamento e la “bonifica” dei terreni si svolgeva ad un ritmo diciamo alquanto “organico”.
É stato dalla metá del secolo scorso, che con la disponibiltá di trattori, concimi e antiparassitari chimici si e avuto una accelerazione del degrado della campagna.
Abbagliati, e forse anche un po ingannati dalla grande industria, gli abitanti hanno gradualmente abbandonato le pratiche secolari che tendevano a conservare la ricchezza naturale del territorio, ‘chi taia bosco e desfa prá se fa un dano e no lo sa’ (antico proverbio Veneto) e hanno usato e abusato della potenza delle nuove risorse meccaniche e chimiche per industrializzare l’agricoltura.

Questo processo di messa in coltura delle foreste é riuscito cosi bene, che dopo circa 2000 anni ci si trova con le foreste ormai scomparse ed una terra che soffre sempre di píú di ariditá. Se ci mettiamo anche la sovrapopolazione e la cementificazione, ecco il risultato: una pianura in crisi ambientale, e di conseguenza, anche in crisi economica.

Rimedi?

In un sistema storico-culturale complesso come é la pianura padana, e’ molto difficile riparare i danni e costruire un modello di sviluppo sostenibile. La complessitá del problema richiederebbe molto piú pazio in cui scrivere. Ma ci sono sicuramente metodiche che possono invertire almeno in parte la rotta.
Credo che ci siano le dovute conoscenze e capacitá necessarie per indicare la strada da percorrere prima che sia raggiunto il punto di non ritorno. E spero anche che le autoritá competenti si accorgano del problema, perché quello che sta accadendo é molto piú grave di un disastro come un’inondazione. La progressiva inaridizzazione delle campagne si puó definire un “disastro lento”, con coseguenze che giá si fanno sentire, ma che dovranno sopportare soprattutto le generazioni dei nostri figli.

Ricordi

Tutti noi abbiamo sentito gli anziani riguardo ai tempi passati. I racconti dei genitori, nonni e altri anziani che parlano di boschi, rive e fosse ormai scomparsi e descrivono un paesaggio che vien voglia di prendere la macchina del tempo e tornare ai tempi dove la campagna era come deve essere.
Spero veramente che le generazioni future un giorno non molto lontano non debbano raccontare ai propri figli: lo sai,  vedi quella cunetta nel campo… una volta lá scorreva il fiume Tergola!

 

Geef een reactie