I boschi con alberi spontanei


 

Un bosco si puo’ chiamare spontaneo se durante il suo sviluppo non e’ stato attivamente influenzato dall’uomo. Per attiva influenza intendo notevoli attivita’ di impianto, potatura, e altri lavori.

In un processo naturale, senza alcuna infuenza umana, si ha’ uno sviluppo spontaneo fin dal seme. dalla germinazione del seme fino alla foresta climax. Questo processo, viene troppo spesso influenzato dal “gestore”, il quale puo’ usare il bosco per fini economici o ricreativi. Oppure arrestare lo sviluppo del bosco per destinare il terreno ad altri usi.

In alcuni paesi é pratica comune usare impianti boschivi per “abboscare” velocemente quelle zone destinate a diventare boschi per la produzione di legno, o zone verdi o naturali. L’impianto avviene per lo piú meccanicamente. Le piante vengono piantate in fila con una densitá che varia a seconda delle specie. mediamente 400 piante per ettaro nel caso di specie a crescita veloce tipo salici e pioppi, 1500-2000 piante per ettaro se si usano specie a crescita piu’ lenta tipo querce, carpini, olmi, frassini.

Con una densita’ per ettaro cosi’ elevata, gli alberelli sono costretti a crescere in una costante situazione di competitivita’con le piante vicine, risultando in boschi formati da alberi alti, diritti e con la chioma sviluppata a solo una certa altezza. Credo che questi alberi il piu’ delle volte provenienti da pochi cloni, siano geneticamente monotoni, questo fattore, in combinazione con una situazione di crescita “stressata”, porta ad una maggiore vulnerabilita’ di questi boschi nei confronti di parassiti, attacchi fungini e condizioni climatiche estreme.

Malattie

Negli ultimi anni diverse malattie per lo più fungine hanno decimato molti alberi nei boschi europei. Per fare qualche esempio: Frassino (Fraxinus excelsior); nel nord Europa il fungo Hymenoscyphus pseudoalbidus (Chalara fraxinea)  sta sterminando migliaia piante. Ontano, (Alnus glutinosa); la malattia fungina phytophthora alni  sta colpendo sempre piu alberi. Nel parco da me gestito in Olanda giá quattro ontani maturi sono stati abbattuti a causa della malattia, e molti altri alberi mostrano  purtroppo i sintomi del fungo. Quercia (Quercus robur); molti boschi olandesi di quercia mostrano segni di deperimento la cui causa non é ancora chiara. Da notare che la stragrande maggioranza di questi boschi é stata piantata per produzione di legna o per scopi paesaggistici e ricreativi. 

 

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Frassino attaccato dal fungo Hymenoscyphus pseudoalbidus (Chalara fraxinea)

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Phytophthora alni su Ontano nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pioppeto

Piantagione monospecie di Faggio

Bosco monospecifico di faggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le piantagioni boschive sono per lo più monospecifiche. In pratica sono come dei campi di mais, con la differenza che i tempi di raccolta sono molto piu’ lunghi. La produzione di legno e’ importantissima per molti paesi, e questo giustifica in parte le monoculture da legno basate sull’efficienza di produzione. Nelle zone naturali è un’altro discorso. Qui lo scopo non è la produzione di legno, ma la “produzione” di biodiversità. Ma anche nelle zone destinate a natura vengono spesso usate piantagioni di alberi per abboscare velocemente una certa zona. In questo modo si parte naturalmente col piede sbagliato, perchè non si permette alla natura di fare quello che fa da milioni di anni senza interferenze umane.

Successione naturale

Dal mio punto di vista sarebbe meglio limitarsi a introdurre delle specie chiavi, tipo certe piante scomparse dal territorio, e per il resto lasciare che si sviluppi il bosco spontaneamente.

Il bosco spontaneo non è legato a densità per ettaro, le piante seminate dal vento, acqua o animali crescono in ordine sparso e la radici hanno il tempo di ancorarsi al suolo ottimamente. Osservando un bosco spontaneo, si nota che alcuni alberi crescono in gruppetti, altri solitari, lasciando ampi spazi senza alberi, la vegetazione erbacea si adegua gradualmente allo sviluppo del bosco, cercando le proprie nicchie piu’ adatte.

La successione delle varie fasi di maturazione del terreno avviene in mondo completo. Ogni fase, dalla fase pioniera alla fase climax, ha tutta una serie di organismi vegetali e animali che contribuiscono a creare le condizioni adatte alla fase successiva. Per fare un esempio pratico, in un bosco giovane si possono trovare specie di funghi diversi dalle specie che si possono trovare sotto un patriarca del bosco.

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Lactarius glyciosmus, fungo simbionte sotto boschetto giovane di betulle.

Fistulina hepatica, Biefstukzwam

Fistulina epatica, fungo parassita di vecchie querce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Campo abbandonato, si notino gli alberelli di quercia, seminati dalla ghiandaia

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Bosco spontaneo di betulle, salici e querce su terreno sabbioso ruderale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Certamente, se l’obbiettivo del bosco é la produzione di legno, in molti casi si dovrá ricorrere all’impianto tradizionale, spacialmente nel caso di impianti a crescita veloce tipo pioppi, o per la produzione di palatura per costruzioni. Ma credo che anche per la produzione di legno pregiato, il bosco spontaneo produca legno di migliore qualitá. Se la destinazione del bosco é puramente ricreativa o come (ri)costruzione di una zona naturale, il miglior modo di abboscare una zona é lasciare fare alla natura, oltre ad avere uno sviluppo naturale, di conseguenza alberi piú forti. Si dovrà avere forse un po di pazienza prima di avere un bosco climax, ma ogni fase della successione naturale ha indubbiamente il suo fascino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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