La vite e’ una pianta dei climi temperato/caldi, e i migliori vini vengono prodotti su terreni non troppo ricchi, ben drenati e preferibilmente su zone collinari soleggiate.

Vigneti del Montello

                       

In quasi tutti i paesi dove le condizioni geoclimatiche sono favorevoli, sono stati impiantati vigneti su terreni che originariamente ospitavano boschi termofili o prati fioriti.

Queste associazioni vegetali, spesso di grande rilievo floristico e faunistico, sono state soppiantate dai filari di vite.

Fino a qulcche decennio fa erano filari di vite “sposata’ con alberelli di olmo,  salice, acero campestre o orniello. Oppure era la vite sostenuta da pali di legno. I lavori di sfalciatura e zappatura erano per lo piu’ manuali, almeno nei casi di produzione su piccola scala.  Questi metodi di lavoro lasciavano sufficienti nicchie ambientali per una ricca vita animale e vegetale.

          Vigneto vecchia maniera

  L’esigenza di intensificare la produzione, e di abbassare i costi di produzione con la meccaannizzazione, ha spinto i produttori a razionalizzare il lavoro nel vigneto. Questo ha’ significato la sostituzione degli alberelli e dei pali di legno con pali di cemento.L’erba viene costantemente trinciata o eliminata con il diserbo. Naturalmente, cio’ significa una sterilizzazione del vigneto, animali e piante trovano pochissime possibilita’ di insediamento. I metodi agrari per produrre vino, come per tutte le produzioni, agricole sono pensati in una direzione: Lavora la terra, semina o pianta, combatti la natura, quindi le erbe selvatiche o erbacce come si chiamano in gergo, insetti, funghi,  animali , raccogli i prodotti della stagione, mangia, bevi e festeggia, se va bene…. Certo, se non si taglia l’erba, o non si tratta la vigna, e’ improbabile che alla fine del raccolto si faccia festa… Veniamo al punto, un vigneto cresce in zone soleggiate, dove prima dell’impianto cresceva probabilmente un prato o un bosco. Il bosco non si puo’ far tornare, ma il prato con la sua diversita’ in fiori puo’ crescere sotto un vigneto. In certi vigneti si trovano un buon numero di specie di piante da fiore, specialmente nei vecchi vigneti familiari, ma nella maggior parte dei casi, attraverso la trinciatura meccanica del prato, si arricchisce il terreno di nutrienti, dove raggiunta una certa soglia, la maggior parte delle specie scompare per lasciare posto a graminacee come la gramigna o piante nitrofile tipo ortiche, stoppioni ecc. Vediamo in pratica come relizzare un vigneto “fiorito”: Se si comincia da zero, quindi con un campo a prato, l’impianto di solito si fa prima arando la terra, oppure come si fa in nelle zone collinari e montuose, si prova a spianare il piu’ possibile il terreno dando una certa pendenza che eviti il ristagno d’acqua e favorisca il lavoro con gli attrezzi meccanici. Questa lavorazione meccanica mette la terra a “nudo”. Una situazione che, specialmente in collina, espone il terreno non solo all’erosione meccanica perche’ parte della terra viene dilavata, ma anche organica, visto il fatto che viene distrutto quel “web” secolare formato da radici di piante e miceli di funghi che trattiene e distribuisce i nutrienti del terreno. Iniziamo da un nuovo impianto, terra arata, fresata, impianto di giovani piante. Questa situazione e’ ideale per seminare un miscuglio di piante che negli anni seguenti oltre che a proteggere il  terrreno daranno, colore al vigneto, attirando farfalle, api, e altri insetti. Questo vigneto, oltre ad avere un maggiore valore paesaggistico, dara’ un contributo al restauro della natura in tutte le sue forme, senza intaccare il valore storico ed economico della cultura della vite. Il primo anno sara’ la fioritura delle annuali a dare un aspetto pittoresco al vigneto. Le annuali, come il papavero e il fiordaliso, hanno seguito l’uomo nella sua evoluzione millenaria. Dal momento in cuí la specie Homo sapiens ha cominciato a coltivare il suo cibo, attraverso la lavorazione della terra, semina e raccolta dei vari prodotti, alcune piante selvatiche hanno approfittato della situazione. Il ciclo delle annuali da campo si svolge in una stagione, germinazione in inverno o primavera, a seconda del clima, crescita veloce, fioritura in molti casi spettacolare, e produzione dei semi, la cui maturazione coincide con quella del grano, orzo segale e altri cereali. Ora, la maggior parte dei cereali veniva usata per produrre cibo in forma di pane o farina, ma nei sacchi di juta destinati alla semina sucessiva, oltre ai buoni semi, finivano clandestinamente anche i semi delle annuali selvatiche. Credo sia impressa nella memoria di molti la vista dei dei campi di grano  spenellati qua e la del rosso dei papaveri e del blu dei fiordalisi, insieme a camomilla, margherita delle messi, gittaione. Naturalmente, la lavorazione della terra comporta molto spesso il fatto che a germinare non siano solamente la piante seminate, ma anche anche altre piante spontanne, le cosidette pioniere, tipo il cardo campestre. Alcune di queste piante possono qualvolta crescere in maniera prominente. Ma col stabilizzarsi del

 

 

DCF 1.0

Esempio di piante annuali, papavero, fiordaliso, gittaione

terreno diminuiranno gradualmente per poi scomparire.  Nel secondo anno non si vedranno quasi piu’ anuuali, a meno che non si lavori  ancora la’terra con la fresa o l’aratro. Dopo le annuali, a seconda del tipo di terreno, cresceranno le piante biennali e perenni. Specie biennali o perenni comuni nei prati sono la margerita, la cicoria selvatica, il fiordaliso stoppione, varie specie di campanule  malva, carotaselvatica,origano  selvatico e tante altre.

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Bell ‘esempio di prato fiorito a San Giorgio delle Pertiche

 

Una  pianta che merita una menzione particolare e’ la cresta di gallo comune, il cui nome latino e’ Rhinantus alectorophus. Questa specie dai fiori gialli e’ una parassita delle erbacee. Nel mio lavoro di gestore di giardini botanici e zone verdi ecologiche la uso molto come alleata nella lotta alle erbacee che spesso tendono a dominare la vegetazione. Seminando la cresta di gallo al momento giusto e nei posti adatti si avra’ uno sviluppo delle erbacee limitato, con di conseguenza piu spazio di crescita per altre specie. E ‘una pianta che attira molto gli insetti impollinatori, ha una fioritura appariscente, e se non tagliata prima che maturino i semi, ritorna a germinare ogni anno. Si puo’ aumentare la biodiversita’anche in un vigneto in produzione? Certamente!  Come gia’ scritto, in molti casi attraverso la manutenzione intensiva si sono perse quelle condizioni che permettono la crescita di una flora ricca di specie. Vediamo come si puo’ gestire un vegneto favorendo la biodiversita’. Innanzi tutto sara’ importante monitorare il terreno, avendo le giuste conoscenze si puo’ dedurre dal tipo di vegetazione la situazione geoclimatica. Molte piante ci ‘raccontano’ con la loro presenza il tipo di terreno, grado di umidita ecc. Per fare qualche esempio; se cresce il timo selvatico o l’ononide spinosa, siamo di fronte a un terreno povero e asciutto, la margherita, il tarassaco e il millefoglio ci dicono che abbiamo a che fare con terreni fertili. La menta selvatica, invece, insieme alla salcerella, cresce in terreni molto umidi. Dopo il monitoraggio delle piante segue un’analisi della biodiversita’, presenza di insetti, farfalle ecc. Di regola un’assortimento ricco di specie vegetali da fiore comporta anche una ricca biodiversita’. Il passo successivo e’ sciegliere le specie che fanno parte della associazione adatta al tipo di terreno , e seminarle. La cosa migliore e’ raccogliere i semi nelle zone vicine, questo per conservare gli “ecotipi” del luogo. Spesso, nel terreno e’ presente una “banca” di semi, i quali possono germogliare se le condizioni sono adatte alla crescita. Il papavero puo’ restare nel terreno in forma di seme per  molti anni senza essere intaccato dalle muffe, per poi germogliare nel momento in qui la terra sia “lavorata”, dalle macchine agricole, la vanga del contadino, o semplicemente dal naso del cinghiale. Il seme della cresta di gallo invece, dura appena una stagione, e deve essere seminato prima dell’inverno, e’ in questo periodo infatti che le prime radici di questa pianta fanno contatto con la pianta ospite: l’erba. Dopo l’eventuale semina del prato nel vigneto, si arriva alla fase della manutenzione Una cosa importante e’ mettere al bando le trinciatura meccanica. L’erba macinata in piccoli pezzeti si decompone molto rapidamente, ma e’ anche vero che l’erba reagisce al taglio piu velocemente di altre piante, e avendo le radici superficiali assimila subito l’acqua piovana e i nutrienti derivati dalla trinciatura. Praticamente a ogni trinciatura si favorisce l’erba a dispetto di altre piante. Certo, un verde tappeto erboso e’ apprezzato per il suo colore sgargiante, ma e’ un habitat povero di specie, sia animali che vegetali. Un principio importante della gestione ecologica del verde e’ la gestione dei nutrienti. La combinazione luce, terreno umido e ricco porta alla crescita impetuosa di certe piante, a dispetto di altre. Quindi e’ importante, nel caso del taglio dell’erba, che la stessa venga asportata. La falciatrice tipo il vecchio BCS, oppure versioni piu’ moderne, sono adatte al falcio d’erba in mezzo ai filari. Dopo il falcio si dovra rastrellare il fieno fuori dai filari per poi trasportarlo altrove. Una cosa importante e’ il fatto che asportando l’erba falciata, si asportano anche nutrienti dal terreno, di conseguenza si avra’ una minor crescita dell’erba, quindi tagli piu diradati durante la stagione e un risparmio nei costi di gestione. Avendo a disposizione gli attrezzi giusti, si puo’ “giocare” con la vegetazione. per esempio si possono falciarei filari alternati. Molte piante, se falciate prima della fioritura, fioriscono piu’ tardi del normale, allungando la fioritura del vigneto.

La produzione di vino e’ una delle produzioni piu’ importanti in molti paesi, Francia, Italia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Cile, Sudafrica, Tanto per nominarne alcuni dei piu’ importanti. Un’enorme superficie, che se coltivata con metodi di biodiversita’integrata, potrebbe dare un’enorme impulso alla conservazione della Natura, ma anche alla creazione di nuova Natura. Appunto…. Antroponatura.

Gilberto

 

 

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